Ora dovevo decidere se
continuare per altri cinque anni a svolgere una terapia ormonale. Esposi subito
la mia opinione. Visto e considerato che mi volevo considerare guarita a tutti
gli effetti, domandai se fosse possibile sospendere la cura ormonale,
naturalmente se questa non fosse stata indispensabile. Per provare a spiegarmi
meglio, il medico cominciò ad inserire dati nel computer, e mi mostrò un grafico
con delle statistiche basate su tutti i trattamenti a cui ero già sottoposta.
Inutile dire che i dettagli tecnici non mi erano molto chiari. Guardavo spesso
in direzione di mia figlia per avere conferma di quel che avevo capito, e
sapere se anche lei pensasse, come me, che non c’era più bisogno di continuare
con altro medicinale, visto che la situazione non sarebbe comunque mutata.
Nuvola con vista 90°. Era chiaro che la decisione finale non poteva prenderla mia
figlia e nemmeno suggerirmela il dottore, però consideravo che poteva provare
dirmi cosa lui avrebbe fatto se fosse stato dall'altra parte della scrivania,
insomma, se fosse stato il paziente e non il dottore. Ma i fatti erano quelli,
solo io potevo decidere, quindi prima dei saluti finali confermai il mio
desiderio di non assumere più alcun tipo di terapia ormonale.
Eccoci arrivati alla
parola fine di questo atto, perché la verità è che sono viva. E come direbbe
Pablo Neruda, confesso che ho vissuto. Ho vissuto questi cinque anni
aggrappandomi con tutte le mie forze alla vita, perché non avevo proprio tempo
di morire. Avevo altro da fare, da vedere, da ricordare e da raccontare più in
là, quando sarei diventata davvero anziana, perché come diceva la mia nonna
Maria in dialetto milanese: “Per pagà e mori ghe semprutemp!” Uscii dallo
studio in uno stato di euforia totale, contenta di non dover più assumere
medicine e di dover fare solo un controllo annuale per il seno e uno
ginecologico. Mi sentivo molto bene ed avevo voglia di festeggiare, ero con le
mie due figlie e avrei voluto gridare al mondo intero la mia felicità per la
mia guarigione: ero felice perché ero guarita, ero semplicemente felice di
essere viva. Questa euforia, non so bene perché, è poi sfumata ogni giorno un
po’ di più, lasciando il posto ad uno Nuvola con vista 91 stato di semi
inquietudine ed ansia permanente. Una nuova pagina, l’inizio di una nuova vita
tutta da scrivere, ma allora perché non riesco a gustarmi questa rinascita?
Oggi mi frullano numerosi punti di domanda ed anche se dovrei essere tranquilla
non ci riesco. Per ora ho messo le mie ansie qui, nel moi diario, e sicuramente
averlo fatto mi aiuterà ad andare avanti, perché la scrittura mi ha sempre
aiutata nei momenti più difficili.
Brano tratto dal libro "Nuvola con vista" di Roberta Cortese, Edizioni Sa Babbaiola.
